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Il Paese che Conta: il libro di Linda Laura Sabbadini che svela la realtà italiana attraverso i numeri

Il Paese che Conta

Nel suo libro Il Paese che Conta, Linda Laura Sabbadini dimostra che la statistica non è mai fredda o distante, ma uno strumento potente per comprendere la realtà che ci circonda. Attraverso decenni di lavoro all’Istat, Sabbadini racconta come i numeri possano dare voce agli invisibili, smascherare stereotipi e rivelare disuguaglianze sociali spesso ignorate. Il Paese che Conta non è solo un saggio sui dati, ma un racconto appassionato della società italiana, delle sue trasformazioni e delle battaglie per i diritti civili, con uno sguardo attento alle differenze di genere e ai fenomeni sommersi che incidono profondamente sulla vita di tutti noi.

Il Paese che Conta: il libro di Linda Laura Sabbadini che svela la realtà italiana attraverso i numeri

La Statistica? È la nostra storia, la cronaca e il futuro possibile.

Lo dico subito: sono un fan dell’autrice Linda Laura Sabbadini da oltre venti anni, quando la incrociai in un convegno dove proponeva, con forza e passione, il senso rivelatore della statistica. Così, prima che qualcuno perda tempo a chiedersi se questa recensione sia di parte, lo dichiaro subito: lo è! Ma consapevolmente, non colpevolmente.

Quello che i numeri ci dicono

Quanti pensano che i numeri e le statistiche siano materia fredda, algida, per specialisti? Linda Laura Sabbadini, attraverso una vita passata all’Istat e ora con il suo libro “IL PAESE CHE CONTA. Come i numeri raccontano la nostra storia“, ci dimostra esattamente il contrario. Il libro unisce racconto e saggio: sia il racconto di una vita dedicata alla misurazione della realtà sia l’affermazione, documentata, della capacità della statistica di incidere profondamente sulla nostra comprensione della società. La statistica è strumento di democrazia e di libertà: ci permette di inquadrare la nostra vita quotidiana e lavorativa in una dimensione collettiva, cogliendo la rilevanza di fenomeni che altrimenti sarebbero ignorati, o sottovalutati o incompresi. Il libro offre uno spaccato lucido e coinvolgente dell’Italia, dal dopoguerra a oggi. Mostra come il Paese sia in continua evoluzione e come le battaglie per i diritti abbiano portato a conquiste importanti, ma evidenzia anche il percorso che resta ancora da fare. Questo saggio narrativo porta il lettore direttamente nelle “stanze” della statistica pubblica, dove ha operato per quaranta anni la Sabbadini guidata da una convinzione fortissima: quello che non viene misurato non esiste! Misurare non è un atto neutrale, ma profondamente politico nel decidere cosa contare e a chi dare voce. I dati, se usati correttamente, svelano verità scomode, smascherano gli stereotipi e sono uno strumento di libertà contro la manipolazione e i “fake numbers” che sono alla base delle fake news.

La statistica con occhi di donna

Il contributo rivoluzionario di Linda Laura Sabbadini è l’introduzione di uno “sguardo di donna” nell’ambito statistico ufficiale. Questo sguardo è un retaggio della Conferenza mondiale di Pechino del 1995. Qui le donne acquistarono consapevolezza della loro forza propositiva e della necessità dello sviluppo delle statistiche di genere. Per decenni, le statistiche erano state connotate da un approccio economico-centrico nelle rilevazioni. Linda opera all’interno dell’Istat per rendere visibili intere fasce di popolazione che prima erano assenti o marginalizzate dai dati ufficiali. È stata la prima a riconoscere e a far riconoscere che molti fenomeni sociali, dalla povertà alla disoccupazione, risentono pesantemente delle differenze di genere. A capire e a far capire che, se il genere non è considerato nella progettazione delle politiche, gli uomini e le donne ne ricaveranno sempre benefici diseguali. Giustamente quindi le è riconosciuto, e non solo a livello nazionale, di essere stata una pioniera. Grazie alla sua determinazione, sono stati portati alla luce fenomeni sommersi e ignorati. Primo fra tutti il lavoro di cura che le donne svolgono quotidianamente senza alcuna retribuzione. Altrettanto cruciale è stata la misurazione della violenza maschile e di genere. Un fenomeno sommerso perché molto spesso rimaneva nascosto nel silenzio, coperto dalla vergogna e dalla paura delle vittime di non essere credute.

Il Paese che Conta: il libro di Linda Laura Sabbadini che svela la realtà italiana attraverso i numeri

Un fenomeno dalle dimensioni scioccanti. Dalla rilevazione del 2006, il Paese apprese che:

• 6,7 milioni di italiane tra i 16 e i 70 anni (cioè, il 31,9 %!) avevano subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita;

• nella stragrande maggioranza dei casi di stupro o tentato stupro (1 milione di casi), la violenza era operata dal partner (69%), da un conoscente (17%), da estranei solo in una percentuale più ridotta: esattamente il contrario della convinzione diffusa che la violenza provenisse da terzi estranei, soprattutto immigrati.

Non è stato semplice rilevare il fenomeno della violenza di genere, sono occorsi anni al gruppo della Sabbadini per individuare l’approccio più funzionale, il tono di voce capace di penetrare la barriera di diffidenza e di vergogna delle vittime, ponendo le domande nella maniera adeguata a farle rispondere con fiducia e sincerità. Come pure non è stato senza inciampi il percorso professionale di Linda Laura, come succede sempre a chi vuole innovare. E ancora di più quando si tratta di una donna innovatrice, come Linda racconta con grande misura in alcuni passaggi del libro. Ma ce l’ha fatta, grazie a sé stessa innanzitutto ma anche grazie a solidarietà maschili, citate nel libro, che non erano scontate.

Dare voce agli invisibili

La statistica “con occhi di donna” ha dato voce e visibilità anche a tutti coloro che erano ai margini, accendendo i riflettori sulla condizione di gruppi come i bambini, gli anziani fragili, gli immigrati, le persone con disabilità, gli homeless e la comunità LGBTQ+. La statistica permette di misurare la povertà e l’esclusione sociale nelle sue diverse sfaccettature, tracciando il peggioramento o il miglioramento delle disuguaglianze nel tempo. Qualche esempio:

• la prima indagine sulla disabilità nel 1990 rivelò che oltre un milione di disabili viveva in condizioni di confinamento e in modo indegno di un Paese civile. Il numero totale delle persone non in grado di svolgere attività quotidiane (come lavarsi o mangiare) era di 3 milioni e 300 mila individui, l’equivalente di una grande città la cui esistenza effettiva era rimasta sconosciuta;

• i dati rendono evidente come la crisi economica del 2008 portò a un’emorragia di posti di lavoro, e all’aumento della povertà assoluta;

• infine, è chiaro come e perché possano coesistere nel 2025 due record, solo apparentemente contradittori: quello della massima occupazione e quello del picco di “lavoro povero”.

Impegno e Indipendenza

Il percorso professionale della Sabbadini è stato sorretto anche da un’altra convinzione: i numeri non devono essere lasciati in balia delle ideologie o delle letture di comodo. Perché la statistica possa essere al servizio del Paese, Sabbadini ribadisce l’assoluta necessità di affidabilità, trasparenza e indipendenza delle Istituzioni. Le pressioni esercitate dalla politica o da altri attori per manipolare i dati ci sono sempre state, ed è per questo che salvaguardare la terzietà e l’autonomia dei numeri è una precondizione irrinunciabile per restituire la realtà per com’è.

Il Paese che Conta: il libro di Linda Laura Sabbadini che svela la realtà italiana attraverso i numeri

Linda Laura, una ragazza degli anni 70

“Noi boomers, i ragazzi e le ragazze degli anni 70, siamo stati la prima generazione dopo decenni a non aver vissuto una grande guerra, la fame e le privazioni… Eravamo tante donne, giovani e meno giovani, e partendo da noi stesse condividevamo la battaglia contro un sistema patriarcale che negava la libertà femminile. Eravamo certi e certe che avremmo vinto. Gli anziani ci parevano pochi e distanti, i loro pregiudizi in estinzione. il loro modo di intendere la vita sarebbe stato superato, questo pensavamo. Quegli anni e quella forza vitale hanno prodotto trasformazioni profonde nella società: quella in cui viviamo oggi non è esattamente ciò che ci immaginavamo, ma è senza dubbio per molti versi migliore di quella di ieri, anche se oggi i giovani purtroppo sono davvero pochi”. Ecco, passaggi così, sono alla base del mio essere di parte nello scrivere questa recensione: io sono un “ragazzo” del decennio precedente, nel mitico ’68 avevo esattamente venti anni. Ma il sentire è lo stesso di Linda: il ’68 iniziò come una rivoluzione che contestava la generazione dei padri; pensavamo, ingenuamente, che avremmo cambiato il mondo e rapidamente. Poi tutto s’inquinò con le ideologie e le derive violente ed estremiste. Ma non abbiamo dimenticato, negli anni e nella nostra quotidianità professionale, quell’aspirazione a una società più giusta, più solidale, più inclusiva. E, oggi, noi boomers siamo convinti che occorra un sussulto, un risveglio di partecipazione anche elettorale che rimetta al centro le questioni sociali, ambientali, economiche e dei diritti civili. Con una funzionale consapevolezza, la stessa contenuta nel verso-inno di Giorgio Gaber: la libertà è partecipazione!

Questo libro, dallo stile chiaro e appassionato, non contiene grafici e tabelle, ma il racconto dei “numeri sociali” che ci consentono di comprendere i tempi che abbiamo vissuto e quelli che stiamo vivendo. È un invito a non accontentarsi dei dati che ci vengono offerti, ma a chiedere sempre più precisione, completezza e, soprattutto, più attenzione alle persone nella raccolta e nell’uso delle informazioni.

Un libro contro la disinformazione

Il Paese che conta” è un testo per un pubblico non di nicchia: perché solo se tutti saranno messi nelle condizioni di distinguere tra realtà e menzogna, tra dati attendibili e numeri inventati, potranno sviluppare uno spirito critico autentico. E arrivare a una società capace di rinnovarsi e di offrire le stesse possibilità a chiunque, senza discriminazioni.

Il Paese che Conta: il libro di Linda Laura Sabbadini che svela la realtà italiana attraverso i numeri

Molte persone, oggi, formano la propria opinione attraverso i social network. Ne approfittano organizzazioni specializzate nella diffusione sistematica di fake news che, utilizzando tecniche sempre più sofisticate, amplificano la circolazione di informazioni e dati manipolati per indirizzare il pensiero collettivo. È quindi fondamentale- ci ricorda la Sabbadini- promuovere una nuova alfabetizzazione per l’uso consapevole dei social media e vigilare costantemente sulle modalità con cui la disinformazione viene orchestrata. In questa ottica, la statistica è uno strumento irrinunciabile: perché è la banca dati della democrazia. Buona lettura!

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